Il nuovo anno si è aperto con un aumento del prezzo del diesel, una variazione che molti automobilisti hanno notato subito alla pompa.
È importante però chiarire un aspetto fondamentale: l’aumento non dipende dalle stazioni di servizio e non comporta alcun guadagno per i gestori.
Perché il diesel costa di più
Dal 1° gennaio è entrato in vigore il riallineamento delle accise su benzina e gasolio, previsto dalla manovra di bilancio.
In concreto:
- l’accisa sulla benzina è diminuita di 4,05 centesimi al litro;
- l’accisa sul gasolio è aumentata dello stesso importo;
- considerando anche l’IVA, l’effetto finale è di circa +5 centesimi al litro sul prezzo del diesel.
Il prezzo medio del gasolio si attesta così intorno a 1,78 euro al litro (valore indicativo).
Un aumento solo fiscale
Questo rincaro è esclusivamente di natura fiscale:
- l’intero aumento va allo Stato;
- nessuna parte dell’aumento resta alla stazione di servizio.
Il margine dei gestori rimane invariato.
Cosa significa per chi fa rifornimento
Capita spesso di pensare che l’aumento dei prezzi alla pompa sia deciso dai distributori. In questo caso, però:
- i gestori non incassano un centesimo in più;
- devono comunque spiegare ai clienti un aumento deciso a monte;
- subiscono il malcontento e il confronto quotidiano sui prezzi, senza alcun beneficio economico.
Prezzi più alti, stesso servizio
Le stazioni di servizio continuano a garantire:
- assistenza,
- sicurezza,
- qualità del carburante,
anche in presenza di aumenti che non dipendono dalla rete.
Conoscere l’origine dei rincari aiuta a fare scelte più consapevoli e a comprendere meglio cosa c’è davvero dietro al prezzo alla pompa.